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XFiles in
Sicilia
Tra la costa di Caronia e le isole Eolie, scienziati e generali incaricati
dallo Stato studiano fenomeni inspiegabili che dal 2004 tormentano gli
abitanti. Vi mostriamo alcune foto che fanno nascere molti dubbi.
Non chiamateli dischi volanti perché ingegneri, ammiragli
e generali, architetti, geologi e fisici da quattro anni a caccia del
mistero dell’acqua e del fuoco potrebbero decidere di continuare a tacere. E
lasciare il top secret su una blindatissima banca dati con 350 eventi fra
avvistamenti, rilievi di campi magnetici, bolle marine dal diametro di un
chilometro, distese di melanzane colore arcobaleno e così via fino ad alcune
inedite, ancora inspiegabili, foto mozzafiato con oggetti circolari sospesi
sull’isola di Vulcano. Tutti strani fenomeni concentrati fra le Eolie e la
costa di Caronia, quella segnata dall’angoscia di una piccola comunità di
abitanti a partire dal 2004 strabiliati e allarmati davanti a incendi
improvvisi, a Tv ed elettrodomestici che si accendevano da soli o prendevano
fuoco, come le lampade e i materassi, mentre i cellulari si ricaricavano
senza essere collegati a niente e sui display apparivano strambi caratteri.
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Nella foto
scattata il 2 agosto 2004 da un mezzo militare in navigazione
di fronte all'isola di Vulcano, si possono notare due oggetti
volanti che fanno pensare agli Ufo. Lo scatto è stato giudicato
dagli esperti non ritoccato in alcun modo |
Non chiamateli dischi volanti nemmeno con i carabinieri che hanno dovuto
verbalizzare un collega testimone di una accecante “luce” in cielo, o
l’altro al quale prese fuoco una scarpa. Vietata la tipica terminologia da
ufologi anche con protezione civile, esercito, aeronautica e marina,
università e vulcanologi, tutti timorosi di passare per matti e dubbiosi su
cause e ipotesi, ma convinti di un solo dato comune: la concentrazione di
fenomeni elettromagnetici in un’area ristretta.
Appunto, quella di Canneto, un pugno di case sul mare, cinquanta residenti,
una striscia stretta fra la costa e la linea ferroviaria Palermo-Messina, un
rettangolo sottoposto ai raggi X di servizi segreti e sentinelle
elettroniche. Tutti impegnati a scoprire perché, soprattutto nell’inverno e
nella primavera 2004, proprio in questo buco nero, si smagnetizzavano le pen
drive, impazzivano le bussole, si aprivano e chiudevano senza impulsi i
cancelli automatici e gli allarmi delle automobili, con sensori e rivelatori
di fumo attivati anche senza scosse e fiamme, fino all’implosione dei vetri
di una utilitaria e al foro su un parabrezza, «colpito dalla punta di un
trapano invisibile», come dichiarò il proprietario e portavoce degli
abitanti di Canneto, Nino Pezzino.
Anomalie elettromagnetiche ufficialmente spazzate via da una archiviazione
della magistratura che nel 2007 ha impresso al caso il bollo di “un fenomeno
di natura dolosa e umana”. Come dire che si sarebbe trattato di un piromane.
Però, ancora ignoto. Spiegazione inaccettabile per le “vittime”di Canneto,
con intere famiglie evacuate per mesi dalle loro case. Spiegazione
insufficiente per gli abitanti fra i quali Antonino Spinnato, un agricoltore
con la passione delle foto, tanti scatti finiti alla banca dati, certo di
aver visto fino a metà agosto strani oggetti volanti fotografati come gli è
capitato di fare con quello che seguiva un elicottero della Protezione
civile costretto a un atterraggio per avaria alle pale.
Spiegazione precaria anche per chi scansa i termini da ufologo, ma continua
a studiare i fenomeni da un osservatorio istituito con decreto della
presidenza del Consiglio nel 2005, il cosiddetto “Gruppo interistituzionale”
(vedi box a pag. 60). Una task force che ha come quartier generale un
ufficio della Regione siciliana in pieno centro a Palermo, ottavo piano di
un edificio moderno, le vetrate sulla cupola del Teatro Massimo e una banca
dati che ha già interessato pure i servizi segreti perché un primo riservato
fascicolo consegnato a Protezione civile e Palazzo Chigi avanza anche
l’ipotesi di “test militari segreti o esperimenti alieni”.
Il tutto con mille dubbi legati a documenti mai pubblicati. È il caso di una
foto scattata da un mezzo militare nelle acque di Vulcano il 2 agosto del
2004. Una clamorosa immagine che lascia interdetti perché sul profilo
dell’isola sembrano sospesi due oggetti che fanno subito pensare ai dischi
volanti. Ingrandito il fotogramma e studiato ogni dettaglio dell’istantanea
con sofisticate attrezzature, i tecnici dei diversi enti presenti nel Gruppo
hanno solo potuto escludere l’ipotesi del fotomontaggio. «Proprio perché
sembrano due dischi volanti procediamo con i piedi di piombo in assenza di
conclusioni scientificamente definite », commenta a denti stretti il
coordinatore del Gruppo, Francesco Venerando, quando scopre che la foto è
comunque arrivata al Corriere della Sera Magazine superando dopo quattro
anni la barriera del top secret.
Nei documenti ufficiali si continua a parlare di “due Ovni”, termine che sta
per “oggetti volanti non identificati”. Ma si aggiunge che quello stesso 2
agosto del 2004 un Ovni di forma analoga fu osservato nel cielo di Trapani,
mentre il 29 luglio, appena quattro giorni prima, un altro dello stesso tipo
era stato avvistato su Rometta Marea, a pochi chilometri da Caronia.
Informazioni queste ultime arrivate dal Centro ufologico nazionale. Dati
incamerati da Venerando con cautela: «Il Gruppo nasce per fare luce sui
fenomeni, non per catalogare l’avvistamento di “Ovni”. Ma abbiamo dovuto
applicarci anche a questo. E per ogni segnalazione abbiamo ovviamente
cercato di controllare le registrazioni radar...», ammette Venerando, anche
lui sorpreso perché gli “oggetti” non lasciano tracce. Bisogna però fare i
conti con la magistratura che parla di ignoti “piromani” o con l’analogo
parere di Enzo Boschi, il presidente dell’Istituto nazionale di Geofisica e
vulcanologia: «Penso che dietro ci sia un bel dolo...».
Non tutti comunque conoscono i contenuti di una banca dati con foto celate
da vistosi “Riservato”. Come è accaduto per gran parte degli oltre trecento
eventi. Tutti elencati su paginate elettroniche a colori. Pagine in viola
per malesseri e morie di animali, a decine. In azzurro, gli avvistamenti di
“Ovni”, più di 100. In giallo, gli incendi, 40. In verde, fenomeni di
origine elettronica e elettromagnetica, 100. Non a caso una relazione
tecnica fresca di stampa elenca «numerose testimonianze di avvistamenti
diurni e notturni di Ovni, di improvvisi bagliori e scie, di forti
luminescenze nello specchio di mare compreso tra le Eolie, in particolare le
Isole Alicudi, Filicudi e la costa di Caronia, che iniziano nel 2004 e si
ripetono abbastanza spesso, fino a oggi...».
Cauto, Venerando si limita a parlare di “una origine artificiale dei
fenomeni”, di “emissioni elettromagnetiche impulsive” capaci di generare
“una grande potenza concentrata in frazioni di tempo estremamente ridotte”.
E quale sorgente potrebbe mai assicurare sto po’ po’ di roba? Sulla “fonte”
o sul “soggetto” allarga le braccia: «Potrebbe anche trattarsi di
applicazioni sperimentali di tecnologie industriali, non escludendo quelle
finalizzate a recenti sistemi d’arma a energia elettromagnetica... ». Un
modo forse per lasciar trapelare la possibilità di esperimenti da parte di
una potenza militare. Ignota comunque la posizione della “fonte”. Forse, il
mare. Forse, sott’acqua. Mistero profondo. Per questo si decise di
installare una rete di telecamere e termocamere a infrarossi tutt’intorno a
Canneto e diversi sensori sulla costa e sulle isole Eolie nel tentativo di
dare la caccia non solo all’eventuale piromane mai trovato, ma a quello che
nei rapporti riservati viene definito “l’impulso sorgente proveniente dal
mare”.
Telecamere e sensori sono stati collegati per tre anni in tempo reale con i
computer del “Gruppo” da una sala regia collocata sull’attico più vicino al
mare, l’appartamento di una delle “vittime” di Cannetto, Antonio Caico, un
signore stanco che però ha mollato e venduto la proprietà. Per continuare
l’attività sarebbe bastato spostare le attrezzature costate 150 mila euro in
un prefabbricato sul mare, come chiese Venerando. E invece stop, tutti
“accecati”. Con le apparecchiature adesso ammassate in un magazzino del
Comune di Caronia. Come rivela Venerando, irritato dall’interruzione del
monitoraggio: «Non possiamo più controllare l’area, come facevamo a
qualsiasi ora, via Intranet». Il tutto a costo zero, assicura, perché ogni
componente del Gruppo opera senza rimborsi, senza budget, come dipendenti
degli enti rappresentati. «Il sistema consentiva di rilevare molteplici dati
attorno ai fenomeni », si rammarica Venerando. «Volevamo installare altri
sensori anche alle spalle di Caronia, sulle vallate interne, a Lipari e
Salina, per creare una rete capace di individuare il “punto sorgente”».
Sarebbe stata così interrotta un’esperienza unica in Italia, «in un’area
geografica oggettivamente sensibile», stando a Venerando che parla di
«un’attività d’interpretazione scientifica coniugata con gli studi e le
recenti esperienze della ricerca cosiddetta “di confine” ». E dire che sulle
telecamere abbandonate in magazzino, sulla necessità di ripristinare il
monitoraggio c’è pure un’interpellanza bipartisan in Senato presentata
l’anno scorso da 17 parlamentari.
Felice Cavallaro
08 settembre 2008 (ultima modifica: 09 settembre 2008)
Fatti strani, inspiegabili, notizie inquietanti, curiose avvenimenti inspiegabili
SICILIA,
CARONIA
Dopo gli incendi arrivano le perdite d'acqua, nuovo mistero a Caronia
Torna il mistero a Caronia, piccolo centro del
messinese già teatro, tra la fine di gennaio e i primi giorni di febbraio,di
una serie di incendi (nella foto), che scoppiavano senza ragioni apparenti.
In alcune abitazioni di Canneto, frazione del paese di 150 mila anime,
schiacciato tra la montagna e il mare a metà strada tra Palermo e Messina,
da qualche giorno l'acqua fuoriesce misteriosamente dai flessibili che
collegano i tubi ai rubinetti. Le case sono le stesse di allora, quelle
allineate lungo la ferrovia.
Nel piccolo centro siciliano torneranno gli esperti, per esaminare questo
nuovo fenomeno e intanto i pezzi idraulici dai quali si sono prodotte le
perdite sono stati sequestrati dai carabinieri.
Oggi è l'acqua che sgorga da fori prodottisi nei tubi, prima le fiamme che
bruciavano senza motivo, ma il mistero è lo stesso e soprattutto produce
paura e inquietudine tra gli abitanti, già costretti allora ad abbandonare
le abitazioni e provati da mesi di ipotesi, dubbi e domande senza risposta.
Tra la fine di gennaio e i primi giorni di febbraio incendi misteriosi si
produssero in una dozzina di appartamenti, dove prima gli scaldabagni, poi i
contatori dell'Enel andavano a fuoco inspiegabilmente. I fenomeni
proseguirono anche dopo l'interruzione dell'erogazione da parte del gestore,
interessando anche altri elettrodomestici, nonostante fossero scollegati
dalla rete. Persino alcuni letti con la rete metallica presero fuoco.
Fenomeni inspiegabili. Il sindaco di Caronia, Pedro Spinnato, chiese
l'intervento di tecnici ed esperti, che cercarono di mettere in relazione
gli eventi tra loro, per capire se vi fosse una causa legata alla
dispersione di corrente nel terreno. Le case furono sgomberate e il 10
febbraio si tenne un consiglio comunale straordinario. «Se si scoprirà che
si tratta di una causa naturale - dichiarò il sindaco - come attività
elettromagnetica nel sottosuolo o altro , allora chiederemo lo stato di
calamità».
Ma intanto si affacciarono ipotesi assai più suggestive, e addirittura fu
invocato l'intervento del demonio. A non escludere che il paese fosse in
mano al maligno fu in quei giorni padre Amorth, presidente onorario
dell'Associazione nazionale degli esorcisti, che ipotizzo: «Accade quello
che normalmente accade quando il demonio entra nella vita di chi gli
permette di entrare».
Nessuna prova a favore di un'ipotesi dolosa degli incendi fu rilevata dagli
esperti del Ris . Escluse parallelamente interferenze dalla ferrovia o dai
ripetitori telefonici.
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