Per elaborare la teoria
della relatività ristretta Einstein ha studiato il fenomeno del moto ed ha
potuto dimostrare come in verità non esista nell'universo un punto fisso di
riferimento, per mezzo del quale l'uomo possa determinare il moto «assoluto»
della terra o di ogni altro sistema in moto. Il moto può esser rilevato solo
come variazione di posizione rispetto ad un altro corpo. Noi sappiamo, ad
esempio, che la terra gira attorno al sole alla velocità di 32 km. al
secondo. Il variare delle stagioni dimostra questo fatto. Ma fino a
quattrocento anni fa gli uomini pensavano che la posizione variabile del
sole nel ciclo rivelasse il movimento del sole attorno alla terra, e con
questo concetto gli antichi astronomi svilupparono un complicato sistema di
meccanica celeste, che permetteva loro di predire tutti i maggiori fenomeni
celesti. La loro ipotesi era naturale, poiché noi non possiamo percepire il
nostro moto attraverso lo spazio; inoltre nessun esperimento fisico ha mai
provato che la terra si muove. (Si deve però ricordare che le
osservazioni astronomiche dell'aberrazione e della parallasse delle stelle
fisse provano il moto della terra attorno al sole, mentre l'esperienza del
pendolo di Foucault prova il moto di rotazione della terra attorno al suo
asse). Mentre tutti gli altri pianeti, stelle,
galassie e sistemi in moto nell'universo, cambiano incessantemente
posizione, i loro moti sono osservabili solo l'uno in relazione con l'altro.
Se tutti gli oggetti dell'universo fossero rimossi eccetto uno, nessuno
potrebbe dire se questo unico oggetto residuo sia in quiete od in corsa
attraverso lo spazio vuoto alla velocità di 150.000 km. al secondo. Il moto
è uno stato relativo, a meno che esista qualche sistema di riferimento al
quale esso si possa collegare: è senza significato parlare del moto di un
singolo corpo.
Poco tempo dopo la pubblicazione della teoria della relatività ristretta,
Einstein cominciò a pensare se non vi fosse veramente un genere di moto il
quale si possa considerare «assoluto», deducendolo dall'effetto fisico che
esso esercita sullo stesso sistema in moto, senza la necessità di riferirsi
ad alcun altro sistema. Per esempio un osservatore in un treno, che marci
senza scosse, è incapace di rilevare con esperimenti eseguiti nell'interno
del treno, se egli è in moto o in quiete. Ma se il macchinista aziona
improvvisamente il freno o apre lo scappamento a vapore, egli avrà la
sensazione, dalla scossa che ne risulta, del cambiamento della sua velocità.
Così pure se il treno entra in una curva, egli percepirà, dalla spinta verso
l'esterno del suo corpo il quale oppone resistenza al cambio di direzione,
che il cammino del treno ha subito in qualche modo una variazione. Quindi,
ragionò Einstein, se un solo oggetto esistesse in tutto l'universo — la
terra, per esempio — e d'un tratto esso cominciasse a girare con moto
irregolare, i suoi abitanti si accorgerebbero in modo poco piacevole del
loro moto. Questo fatto ci suggerisce che il moto non uniforme, come quello
prodotto dalle forze e dalle accelerazioni, può esser considerato come
«assoluto». Ci da altresì l'idea che lo spazio vuoto possa servire come
sistema di riferimento entro il quale sia possibile distinguere il moto
assoluto.
Per Einstein, il quale manteneva la sua convinzione che lo spazio non fosse
nulla e il moto fosse relativo, l'apparente carattere unico del moto non
uniforme era molto sconcertante. Nella teoria della relatività ristretta
egli aveva premesso il semplice asserto che le leggi della natura sono le
stesse per tutti i sistemi muoventisi di moto uniforme l'uno rispetto
all'altro. Sempre convinto della armonia universale della natura, si
rifiutava di credere che ogni sistema in uno stato di moto non uniforme
dovesse essere un sistema distinto dagli altri, nel quale le leggi della
natura sono diverse. Perciò a fondamentale premessa della sua teoria
generale della relatività, enunciava il principio: «le leggi della natura
sono uguali per tutti i sistemi senza riguardo al loro stato di moto». Nello
sviluppare questa tesi egli venne a scoprire nuove leggi per la
gravitazione, le quali rivoluzionarono la maggior parte dei concetti che per
trecento anni la mente umana si era formata dell'universo.
Il trampolino di Einstein fu la legge di inerzia di Newton, (Il principio d'inerzia
fu chiaramente intuito da Leonardo da Vinci (codice sul volo degli uccelli)
e formulato da Galileo Galilei nel Dialogo sopra i due Massimi Sistemi del
Mondo), la quale,
come è noto ad ogni studente di scuola media, afferma che ogni corpo
continua nel suo stato di quiete o di moto uniforme in linea retta, a meno
che esso non sia costretto ad alterare questo stato da forze che gli vengono
trasmesse. È proprio l'inerzia quella che provoca le nostre sensazioni,
quando un treno rallenta od accelera subitaneamente od entra in una curva.
Per il nostro corpo è necessario continuare il moto uniforme in linea retta,
e quando il treno imprime una forza opposta su di noi, la proprietà chiamata
«inerzia» tende ad opporsi a tale forza. È sempre l'inerzia che fa sbuffare
la locomotiva e contrasta l'accelerazione di un lungo treno merci.
Questi fatti conducono ad un'altra considerazione. Se i carri ferroviari
sono carichi di merce, la locomotiva si sforza di più e consumerà quindi più
carbone che se i carri fossero vuoti. Perciò Newton alla legge d'inerzia ne
aggiunse una seconda enunciando che l'ammontare di forza necessaria ad
accelerare un corpo dipende dalla sua massa; inoltre che se la stessa forza
viene applicata a due corpi di massa diversa, maggiore accelerazione si avrà
nel corpo di massa minore e viceversa per quello di massa maggiore.
L'esistenza di questo principio è provata in tutta la serie delle quotidiane
esperienze umane, dallo spingere una carrozzina da bambino, allo sparo di un
cannone. Generalizza semplicemente il fatto ovvio che si può lanciare una
palla da tennis più lontano e più veloce di quanto si possa fare con una
palla da cannone.
Esiste però una speciale circostanza nella quale sembra non vi sia nulla in
comune fra l'accelerazione di un corpo in movimento e la sua massa. Una
palla da tennis ed una da cannone raggiungono esattamente lo stesso valore
di accelerazione quando «cadono». Galileo scoprì per primo questo fenomeno
provando con l'esperienza che, trascurando la resistenza dell'aria, tutti i
corpi cadono con la stessa velocità, senza riguardo alle loro dimensioni o
composizione. Una palla da tennis ed un fazzoletto cadono a velocità
diverse, solo perché il fazzoletto offre una maggiore superficie alla
resistenza dell'aria. Ma oggetti di forma paragonabile, come una palla di
marmo, una di gomma, ed una da cannone, cadono con la stessa velocità. Nel
vuoto il fazzoletto e la palla da cannone cadrebbero insieme l'uno accanto
all'altra. Questo fenomeno sembra violare la legge d'inerzia di Newton.
Infatti se tutti gli oggetti cadono in senso verticale, senza riguardo alla
loro grandezza o massa, come mai quando questi stessi oggetti sono
proiettati orizzontalmente da una forza uguale, si muovono a velocità che
dipende precisamente dalla loro massa? Sembrerebbe che il fattore
dell'inerzia agisca soltanto in un piano orizzontale.
La soluzione di questo dubbio è data da Newton nella sua legge di gravita,
la quale enuncia semplicemente come la forza misteriosa, mediante la quale
un corpo materiale ne attira un altro, cresce con la massa dell'oggetto che
esso attira. Quanto maggiore è la massa, tanto più forte è l'azione della
gravita. Se un oggetto è piccolo la sua inerzia, o tendenza a resistere al
moto, è piccola, ma la forza esercitata su di esso dalla gravita è anch'essa
piccola. Se un oggetto è grande la sua inerzia è grande, ma la forza che la
gravita esercita su di esso è anch'essa grande. Quindi la gravita agisce
proprio con la forza esattamente necessaria per vincere l'inerzia di un
oggetto. Ecco perché tutti gli oggetti cadono alla stessa velocità senza
riguardo alla loro massa inerziale.
Questa notevole coincidenza — il perfetto equilibrio fra gravita ed inerzia
— fu accettata come atto di fede, ma non fu mai né compresa, né spiegata per
tre secoli dopo Newton. Dai concetti newtoniani sono nate tutta la meccanica
e la ingegneria moderna, ed i cicli sembrano governati in accordo con le sue
leggi. Le scoperte di Einstein hanno la loro origine da una pregiudiziale
sfiducia nel dogma e dal suo dissenso da molte ipotesi di Newton. Egli mise
in dubbio che l'equilibrio fra gravita ed inerzia fosse solo una coincidenza
della natura. E respinse pure l'idea della gravita come forza che possa
esser esercitata istantaneamente, attraverso grandi distanze. L'idea che la
terra possa agire lontano nello spazio ed attrarre un oggetto verso di sé,
con una forza miracolosa ed invariabile eguale alla resistenza d'inerzia di
questo oggetto, apparve ad Einstein molto improbabile. Da questi suoi dubbi
egli ha ricavato una nuova teoria della gravita, la quale, come l'esperienza
dimostra, presenta un più accurato quadro della natura di quello offertoci
dalle classiche leggi di Newton.
Einstein con il suo consueto modo di ragionare creativo si è costruito la
scena con una situazione immaginaria. I particolari, certo, sono stati senza
dubbio intravisti anche da molti altri sognatori in sonni agitati o in
momenti di insonnia. Egli ha immaginato un altissimo edificio e dentro di
esso un ascensore al quale si siano rotti i cavi di sostegno e cada
liberamente. Entro l'ascensore un gruppo di fisici, non turbati dal pensiero
che la caduta possa finire in un disastro, compiono degli esperimenti. Essi
tirano fuori dalle loro tasche alcuni oggetti: una penna stilografica, una
moneta, un mazzo di chiavi e li lasciano cadere aprendo le mani. Ma nulla
avviene. La penna, la moneta e le chiavi sembrano agli uomini chiusi
nell'ascensore come sospese nell'aria, perché tutti questi oggetti cadono
assieme all'ascensore ed agli uomini proprio alla stessa velocità, in
accordo con la legge di Galileo. Ma poiché gli uomini nell'ascensore non
sanno quello che è accaduto, essi possono spiegare lo strano fatto con
diverse ipotesi. Così possono credere di essere stati trasportati per
effetto di forze magiche al di fuori del campo gravitazionale terrestre, e
di trovarsi sospesi nello spazio vuoto. I fisici hanno buone ragioni per
credere ciò; se uno di essi proverà a fare un salto nell'ascensore salirà
dolcemente verso il soffitto con una velocità proporzionale alla vigoria del
suo salto. Muovendo la sua penna o le sue chiavi in una direzione qualsiasi,
questi oggetti continueranno a spostarsi di moto uniforme in quella
direzione fino a che non urteranno la parete dell'ascensore. Tutto
apparentemente obbedisce alla legge di inerzia, o continua nel suo stato di
quiete, o di moto uniforme in linea retta. L'ascensore è diventato in
qualche modo un sistema inerziale, e in nessun modo gli uomini all'interno
potranno riconoscere se essi cadono in un campo gravitazionale o se
fluttuano semplicemente in uno spazio vuoto, liberato da tutte le forze
esterne. Einstein cambia ora la scena. I fisici si trovano ancora
nell'ascensore, ma questa volta si trovano veramente nello spazio vuoto,
molto lontani dalla forza di attrazione di ogni corpo celeste. Un cavo è
attaccato al tetto dell'ascensore. Una forza soprannaturale comincia a
tirare il cavo; l'ascensore si sposta verso l'alto con accelerazione
costante via via sempre più veloce. Di nuovo le persone nell'ascensore non
hanno alcuna idea del punto dove si trovano, ed effettuano degli esperimenti
per determinare la loro posizione. Questa volta si accorgono che i loro
piedi posano solidamente sul pavimento. Se essi provano a saltare non
salgono verso il soffitto, perché il pavimento li segue. Se abbandonano
alcuni oggetti, questi sembrano cadere. Se li lanciano in direzione
orizzontale essi non si muovono uniformemente in linea retta, ma
descriveranno una curva parabolica rispetto al pavimento. Gli scienziati
dunque, i quali non hanno la minima idea che il loro veicolo senza finestre
sale ora attraverso lo spazio interstellare, concludono di trovarsi in
circostanze comuni, in una stanza in quiete, rigidamente attaccati alla
terra e soggetti in misura normale alla forza di gravita. In nessun modo
essi possono dire se sono immobili in un campo gravitazionale o salgono con
accelerazione costante attraverso gli spazi interplanetari dove non esistono
forze gravitazionali. Lo stesso dilemma si presenterebbe a loro se il luogo
dove si trovano fosse attaccato al bordo di un'enorme giostra ruotante in
qualche punto dello spazio. Essi percepirebbero una strana forza che cerca
di trascinarli fuori dal centro della giostra, un pedante osservatore
dall'esterno potrebbe identificare subito questa forza come inerzia (o, come
si dice nel caso di oggetti ruotanti, «forza centrifuga»). Ma le persone
dentro l'ascensore, le quali, come al solito, ignorano la loro strana
condizione, attribuiranno tale forza alla gravita. Se, infatti, nell'interno
del loro ambiente non vi è alcun oggetto, nulla potrà indicare loro qual è
il pavimento e quale il soffitto, eccezion fatta per la forza che li
trascina verso una delle sue superfici interne. Quello che un osservatore
all'esterno potrà chiamare la «parete esterna» della stanza girevole,
diventerà il «pavimento» della stessa per le persone all'interno. Un momento
di riflessione ci fa palese come non esista né «su» né «giù» nello spazio
vuoto. Quanto sulla terra chiamiamo «giù» è semplicemente la direzione della
gravita. Ad una persona sul sole gli Australiani, gli Africani e gli
Argentini appariranno con la testa all'ingiù nell'emisfero sud. Parimente il
volo dell'ammiraglio Byrd sopra il Polo Sud era una finzione geometrica; di
fatto egli volò arrovesciato sotto al polo. E così le persone, dentro il
locale della giostra, troveranno che tutti i loro esperimenti arrivano a
risultati esattamente uguali a quelli eseguiti quando la loro stanza era
lanciata «verso l'alto» attraverso lo spazio. I loro piedi sono posati
saldamente sul pavimento, gli oggetti solidi cadono. E una volta di più essi
attribuiscono questi fenomeni alla forza di gravita e credono di trovarsi in
quiete in un campo gravitazionale.
Da queste fantasiose immagini Einstein dedusse una conclusione di grande
importanza teorica. Dai fisici è conosciuta come il «principio di
equivalenza della gravita e dell'inerzia». Afferma semplicemente che non
esiste alcun modo per distinguere il moto prodotto da forze inerziali
(accelerazione, rinculo, forza centrifuga, ecc.), da quello prodotto dalla
forza di gravita. La validità di questo principio è evidente per gli
aviatori; in un aeroplano è impossibile separare gli effetti di inerzia da
quelli della gravita. La sensazione fisica di uscire da una picchiata è
esattamente la stessa di quella prodotta dall'eseguire una secca virata a
grande velocità. In ambedue i casi si manifesta il fattore conosciuto
dall'aviatore come «peso G» (carico gravitazionale), col sangue che sembra
uscir fuori dalla testa ed il corpo attratto con violenza verso il sedile.
Per il pilota, il quale esegue il «volo cieco» e senza strumenti, la
identica natura di questi effetti può produrre conseguenze molto serie e
alle volte anche fatali.
In questo principio, il quale contiene la chiave di volta della relatività
generale, Einstein ha trovato una risposta all'enigma della gravita ed al
problema del moto «assoluto». Ha dimostrato che non vi è nulla di unico e di
«assoluto», se ben si considera, nel moto non uniforme; poiché gli effetti
del moto non uniforme, i quali si suppone rivelino lo stato di moto di un
corpo, anche se esso esiste da solo nello spazio, non si possono
discriminare dagli effetti della gravita. Nel caso, per esempio, della
giostra, quello che un osservatore identifica come l'effetto della inerzia o
della forza centrifuga e quindi come effetto del moto, un altro osservatore
lo potrà identificare come la familiare attrazione della gravita. Ogni altro
effetto inerziale, prodotto da un cambiamento di velocità o di direzione,
può esser ascritto altrettanto bene ad una variazione o fluttuazione del
campo gravitazionale. Il principio fondamentale della relatività resta
incrollabile: il moto, sia uniforme sia non uniforme, può esser giudicato
soltanto con riferimento a qualche sistema; il moto assoluto non esiste.
La gravita può dirsi la spada con la quale Einstein ha ucciso il drago del
moto assoluto. Ma che cosa è la gravita? La gravita di Einstein è cosa del
tutto diversa dalla gravita di Newton. Non è una «forza». L'idea che i corpi
materiali possano «attrarsi» vicendevolmente è, secondo Einstein, una
illusione nata e cresciuta da un concetto meccanico della natura del tutto
sbagliato. Fino a tanto che si concepisce l'universo come una grande
macchina, è naturale pensare che le sue varie parti possano esercitare una
forza reciproca. Ma quanto più profondamente la scienza si porta verso la
realtà, tanto più chiaramente viene dimostrato che l'universo non si può in
alcun modo identificare con una macchina. La legge di gravita di Einstein
nulla contiene che si riferisca alla forza. Essa descrive il modo di
comportarsi degli oggetti in un campo gravitazionale — i pianeti, per
esempio — non in termini di «attrazione» ma solo in rapporto alle orbite
seguite.
Per Einstein la gravita è
semplicemente parte dell'inerzia; i movimenti dei pianeti e delle stelle
provengono dalla loro inerzia inerente; il corso da essi seguito è
determinato dalle proprietà metriche dello spazio o, più propriamente detto,
dalle proprietà metriche del continuo spazio-tempo.
Sebbene questo concetto sembri molto astratto ed anche paradossale, diventa
del tutto chiaro quando si accantoni la teoria che i corpi materiali possano
esercitare una reciproca forza fisica attraverso milioni di chilometri di
spazio vuoto. Questo concetto dell'«astrazione a distanza» ha messo in
imbarazzo, gli scienziati fino dal tempo di Newton. Esso suscita una
particolare difficoltà, per esempio, nel comprendere i fenomeni elettrici e
magnetici. Oggi gli scienziati non affermano più che un magnete «attira» un
pezzo di ferro per mezzo di una istantanea azione misteriosa a distanza.
Essi dicono, piuttosto, che il magnete crea una determinata condizione
fisica nello spazio attorno ad esso, quello che si chiama un «campo
magnetico». Questo agisce sul ferro e produce il fenomeno che si può
prevedere. Ogni studente dei primi corsi scientifici sa come si presenta un
campo magnetico, perché esso può esser reso visibile col semplice
esperimento della limatura di ferro sparsa su di un cartoncino tenuto sopra
il magnete. Un campo magnetico e un campo elettrico sono realtà fisiche.
Essi hanno una struttura ben definita e questa è rappresentata dalle
equazioni di campo di James Clerk Maxwell, le quali hanno aperto la via a
tutte le scoperte dell'ingegneria elettrotecnica e radiotecnica del secolo
passato. Un campo gravitazionale è una realtà fisica quanto un campo
elettromagnetico e la sua struttura è definita dalle equazioni di campo di
Albert Einstein.
Maxwell e Faraday enunciarono che un magnete crea certe proprietà nello
spazio circostante; Einstein, da parte sua, è giunto alla conclusione che
stelle, satelliti ed altri oggetti celesti determinano singolarmente le
proprietà dello spazio attorno a sé. Proprio come il movimento di un pezzo
di ferro in un campo magnetico è guidato dalla struttura di questo campo,
così il cammino di ogni corpo in un campo gravitazionale è determinato dalla
geometria del campo stesso. La differenza fra le idee di Newton e quelle di
Einstein sulla gravita è stata talvolta illustrata dall'esempio di un
bambino, che giuoca con delle palline di marmo in un cortile. Il terreno è
assai disuguale e pieno di buche e mucchi di terra. Un osservatore alla
finestra del decimo piano di una casa guardando all'ingiù non potrebbe
distinguere le irregolarità del terreno. Osservando che le palline sembrano
evitare certe parti del terreno, spostandosi invece verso altri punti,
potrebbe credere che una « forza » agisca in modo da respingere le palline
da quei punti, mentre vengono attratte verso certi altri. Un secondo
osservatore che si trovi nel cortile percepirebbe che il corso delle palline
è semplicemente soggetto alle irregolarità del terreno, cioè alla curvatura
del campo. In questo esempio Newton è l'osservatore del decimo piano, il
quale immagina l'azione di una «forza», e Einstein è l'osservatore sul
terreno, il quale non ha nessuna ragione per fare una tale ipotesi. Le leggi
della gravita di Einstein, quindi, descrivono semplicemente le proprietà del
campo nel continuo spazio-tempo. Specificamente un gruppo di queste leggi
stabilisce la relazione fra la massa del corpo gravitante e la struttura del
campo attorno ad esso; queste vengono chiamate «leggi di struttura». Un
secondo gruppo analizza, il percorso descritto dai corpi in movimento nei
campi gravitazionali: sono le «leggi del moto».
Non si deve pensare che la teoria della gravita di Einstein sia solo uno
schema formale matematico. Invero essa è basata su ipotesi di un profondo
significato cosmico. La più importante di queste ipotesi è che l'universo
non è un edificio rigido ed immutabile nel quale è situata la materia
indipendente in uno spazio e tempo indipendenti; esso al contrario è un
continuo amorfo senza una determinata architettura, plastico e variabile,
continuamente soggetto a cambiamenti e distorsioni. Ovunque vi è materia e
moto, il continuo è perturbato; come un pesce che nuota nel mare agita
l'acqua intorno a sé, così una stella, una cometa, o una galassia altera la
geometria dello spazio-tempo in cui si muove.
Applicate ai problemi astronomici le leggi di gravita di Einstein danno
risultati simili a quelli scoperti da Newton. Se i risultati si
corrispondessero in ogni caso, gli scienziati potrebbero contentarsi di
conservare i concetti familiari della legge di Newton, ed eliminare la
teoria di Einstein come una incomprensibile, originale fantasia. Ma parecchi
strani, nuovi fenomeni sono venuti alla luce, ed almeno un antico problema
ha trovato la soluzione, unicamente sulla base della relatività generale.
Tale problema era quello dello strano comportamento del pianeta Mercurio.
Invece di percorrere la sua orbita ellittica con la regolarità degli altri
pianeti, Mercurio devia ogni anno dal suo corso di una piccola quantità, ma
sconcertante; gli astronomi hanno discusso a lungo per scoprire la ragione
di tale perturbazione, ma non hanno trovato nessuna soluzione.
La rotazione dell'orbita ellittica di
Mercurio, grandemente esagerata. In verità l'ellisse avanza solo di 43
secondi di arco per secolo.
Finally, a true
office translation solution. Foreign languages won’t be a limitation at work
or in private life. It allows you to write documents, surf the Net and chat
via e-mail with people of other nationalities without problems. A
professional software tool that will truly create a global village. This splendid suite contains
three easy-to-use software applications, that will let you work in six
different languages: