|
Lista nera degli stati nemici del Web
Ecco la lista nera dei
13 Paesi costretti al silenzio sul
Web. Tra i paesi meno liberi Cina, Birmania e
Cuba. Da quest'anno entra anche
l'Egitto
|
Corea del Nord |
Censura su stampa e web |
|
Arabia Saudita |
Censura su stampa e web |
|
Cina |
Libertà
d'espressione totalmente negata |
|
Cuba |
Libertà
d'espressione totalmente negata |
|
Tunisia |
Censura su stampa e web |
|
Egitto |
Censura su stampa e web |
|
Bielorussia |
Censura su stampa e web |
|
Birmania |
Libertà
d'espressione totalmente negata |
|
Iran |
Censura su stampa e web |
|
Siria |
Censura su stampa e web |
|
Turkmenistan |
Censura su stampa e web |
|
Uzbekistan |
Censura su stampa e web |
|
Vietnam |
Censura su stampa e web |
Sono questi i Paesi "nemici di Internet", che fanno parte di una speciale
classifica stilata dall'associazione
Reporters Senza Frontiere.
Paesi in cui ci si può trovare in prigione da un giorno all'altro per aver
scritto sul proprio blog o su un sito internet opinioni contrarie al regime.
Secondo le ultime stime, nel mondo oltre sessanta cyber-dissidenti (52 solo in
Cina, quattro in Vietnam, tre in Siria, e uno in Iran) sono tuttora in carcere
per aver fatto circolare online opinioni considerate inaccettabili dai governi
locali. Così, per attirare l'attenzione nei confronti di un problema sempre più
grande, l'associazione ha indetto una protesta online di ventiquattrore.
Molti dei Paesi inseriti all'interno della "lista nera", come Cina e Birmania,
sono regolarmente sotto i riflettori dell'opinione pubblica perché negano ai
propri cittadini la libertà di espressione. A Cuba, ad esempio, il governo vieta
ai dissidenti e ai giornalisti indipendenti di poter utilizzare la rete, e la
punizione per aver scritto un articolo per un sito web straniero può arrivare
anche a un anno di carcere. L'Egitto, invece, è una new entry, ed è stata
inserita - spiegano da Reporters Senza Frontiere - per il suo comportamento nei
confronti dei diari online: "Tre bloggers sono stati arrestati quest'anno per
essersi schierati a favore di riforme democratiche. Quello che facciamo è anche
un appello al governo egiziano, affinché cambi le proprie leggi in materia". Il
Cairo, infatti, ha emanato recentemente una norma secondo la quale un sito può
essere chiuso immediatamente se considerato un rischio per la sicurezza
nazionale.
Dalla classifica emerge anche qualche buona notizia. Nepal, Libia e Maldive, che
comparivano fino allo scorso anno, sono stati rimossi. "Il fatto che abbiamo
potuto rimuovere tre Paesi dalla lista è sicuramente positivo, e ci dà la forza
di sperare che la situazione possa migliorare di anno in anno". La Libia, in
particolare, si trova però ancora sotto osservazione: in una recente visita di
Reporters Senza Frontiere è emerso che la rete non è più esposta alla censura,
anche se il presidente Maummar Gheddafi è ancora considerato un "predatore della
libertà di stampa".
La protesta. La lista viene diffusa ogni anno, ma questa è la prima volta che
Reporters Senza Frontiere organizza anche una grande mobilitazione su internet:
"Quest'anno - ha spiegato un portavoce dell'associazione - abbiamo voluto
coinvolgere anche gli utenti della rete, in modo tale che quando facciamo
pressione sui Paesi che non rispettano la libertà di espressione, possiamo dire
di parlare a nome non solo nostro di addetti ai lavori, ma anche di migliaia di
utenti di tutto il mondo". Per tutta la giornata di oggi sul sito
Rsf.org sarà
possibile votare su una cartina il paese che più offende la libertà di
espressione. Fino ad ora sono arrivati più di diecimila voti.
Non è tutto, perché la protesta riguarda anche il comportamento del co-fondatore
di Yahoo!, Jerry Yang, accusato di collaborazionismo con il governo cinese per
aver bloccato l'accesso ad alcune pagine web. La società californiana, infatti,
è stata tra le prime al mondo a sottostare al volere di Pechino autocensurando
il proprio motore di ricerca locale e lavorando insieme alle autorità cinesi
nella lotta al perseguimento del dissenso politico online. Yahoo!, dal canto
suo, si difende affermando di aver solo "rispettato la normativa locale". Anche
Microsoft e Google si trovano in una posizione simile.
La mobilitazione non è però solo virtuale: a New York cartelloni mobili con una
grande mappa del mondo girano per la città, da Times Square a Bryant Park,
visualizzando i "buchi neri" della libertà di espressione online. A Parigi le
stesse mappe sono invece proiettate sulle facciate di alcuni monumenti e palazzi
significativi, tra cui la stazione Saint-Lazare, la sede parigina di Yahoo! e il
palazzo dell'Opera. Da oggi, infine, tutti i comunicati stampa di Reporters
Senza Frontiere saranno tradotti, oltre che in francese, inglese e spagnolo,
anche in arabo, in modo tale da essere diffusi a una più ampia fetta della
popolazione. "La libertà di espressione - si legge nei manifesti - non è un
lusso, ma un diritto di tutti".
|
MESSAGGIO PUBBLICITARIO
|