Nome: Edson Arantes Do Nascimento
Data di nascita: 23 ottobre 1940
Luogo di nascita: Tres Corações, BrasileBiografia
La stella più luminosa del Brasile
Pelé. Il Dio del calcio. 'O Rey'. Ciascun termine riconduce allo stesso
ricordo, quello di una superstar che dominò il mondo, un'icona vivente
che superò ogni primato. Al di sopra ed oltre il suo ineguagliato record
di tre vittorie nella Coppa del Mondo, Pelé fu un genio che ad ogni
occasione reinventava costantemente il gioco del calcio.
Con ogni tocco, ogni passaggio, ogni dribbling, Pelé era capace di fare
qualcosa di nuovo, qualcosa che i tifosi mai avevano visto prima. Il suo
istinto infallibile per il gol, il colpo d'occhio per i passaggi
perfetti e le doti leggendarie di dribbling, fecero di lui il perfetto
calciatore. E se la "Seleçaõ" incarnava il "bel gioco" agli occhi di
tanti tifosi di tutto il mondo, ciò può essere tranquillamente
attribuito alle doti straordinarie del suo osannato numero dieci.
Una stella dall'inizio
Edson Arantes Do Nascimento nacque il 23 ottobre 1940 a Tres Corações in
Brasile. Scoperto all'età di 11 anni dall'ex giocatore della nazionale
brasiliana Waldemar de Brito, si unì al Santos all'età di quindici anni
e non ne aveva ancora compiuti sedici quando segnò un gol nel suo primo
incontro ufficiale contro il Corinthians, nel settembre del 1956. Era
nata una leggenda.
Nel 1958 giocò la sua prima Coppa del Mondo a soli 17 anni. Il mondo era
stupefatto da quel minuto adolescente venuto dal nulla per illuminare il
torneo con le sue doti straordinarie. Di fatto fu proprio la sua bravura
in campo che gli fece guadagnare un posto nel terzo incontro del Brasile
contro l'URSS. Pelé si era infortunato, ma al suo ritorno
dall'infermeria, la squadra serrò le fila e insistette con lui per
formare un trio d'attacco irresistibile con Garrincha e Vavá.
Pelé ripagò con un gol contro il Galles nei quarti di
finale e con una tripletta contro la Francia in semifinale. Era
inarrestabile, con una tecnica perfetta, accompagnata da una velocità
incredibile, mista ad opportunismo e intelligenza. Emanava classe, e
concluse la Coppa del Mondo con due splendidi gol nella finale contro la
Svezia. Il primo lo vide esibirsi in un audace "sombrero", sollevando la
palla sopra l'ultimo difensore prima di depositarla dolcemente in rete,
mentre il secondo fu un astuto colpo di testa che superò l'ammaliato
portiere svedese. Il difensore Sigge Parling più tardi confessò: "Dopo
il quinto gol avevo voglia di applaudire".
Dopo il fischio finale, il portiere della Seleçaõ, Gilmar, ricorda con
affetto, di aver dovuto consolare il genio bambino che commosso veniva
portato fuori dal campo in lacrime sulle spalle dei compagni. Pelé
avrebbe consolidato la sua fama negli anni a venire, tormentando le
difese e confermando il suo status di fuoriclasse assoluto. Nel 1959
realizzò 127 gol, nel 1961 ne fece 110 e vinse due volte la Coppa
Libertadores (1961 e 1962), due volte la Coppa Intercontinentale (1962 e
1963), oltre a nove campionati di Sao Paulo.
Frustrazione e gioia
Arrivò ai Mondiali del Cile nel 1962 pronto di nuovo a fare
faville. Si trattava del palcoscenico ideale per mettere in mostra le
sue doti, ma purtroppo Pelé subì un infortunio proprio durante il primo
incontro e non potè più giocare. Osservò tutte le partite dalla panchina
mentre i suoi compagni vincevano di nuovo il titolo più ambito. A
partire da quel momento il destino di Pelé era segnato. Subì infatti un
secondo infortunio nel 1966, quando dovette uscire dal campo in barella,
colpito nello stinco durante la terza partita contro il Portogallo.
Anche questa volta fu costretto ad assistere agli incontri dalla
panchina, ma in questo caso la sua squadra venne eliminata.
La "Perla nera" avrebbe dovuto attendere Messico 1970 per ricordare al
mondo le sue doti eccezionali. Abilmente assistito dai luogotenenti
Jairzinho, Tostao, Rivelino e Carlos Alberto, quell'anno il Re Sole
splendette in tutta la sua gloria. Il primo Mondiale trasmesso in tutto
il mondo a colori, vide come protagonista un Pelé deciso a dare un nuovo
significato al gioco del calcio. Tra i momenti culminanti vi sono il suo
tentativo di realizzare un pallonetto da metà campo contro la
Cecoslovacchia, un incredibile colpo di testa seguito dall'ancor più
incredibile salvataggio da parte del portiere inglese Gordon Banks ed il
memorabile frangente in cui con una finta lasciò scorrere il pallone
oltre il portiere dell'Uruguay uscito fuori area, per poi recuperare la
sfera e sparare di pochissimo a lato.
Fu Pelé a realizzare il centesimo gol del Brasile in un Mondiale,
proprio durante la finale messicana: si trattò di un magnifico colpo di
testa dopo un salto che lo vide rimanere sospeso per aria per alcune
lunghissime frazioni di secondo. "Era una sensazione speciale quella di
segnare con un colpo di testa. Mio padre una volta realizzò cinque colpi
di testa in una sola partita, un record che non sono mai riuscito a
battere" disse più tardi Pelé.
Tarcisio Burgnich, il difensore italiano cui era stato assegnato il non
invidiabile compito di marcare Pelé nella finale, disse più tardi:
"Prima della partita mi ripetevo che era di carne ed ossa come chiunque,
ma sbagliavo". Il Brasile vinse la Coppa Rimet per la terza volta con
quella che fu senza ombra di dubbio la miglior squadra di tutti i tempi.
Pelé era diventato una leggenda vivente. Il giorno dopo la finale il
Sunday Times scriveva in prima pagina: "Come si scrive Pelé? D-I-O".
Lasciando una grande impronta
Pelé era una vera e propria leggenda e, durante la sua
lunga e prestigiosa carriera, stabilì record sorprendenti. Nel 1969
realizzò il suo millesimo gol, di fronte ad una folla in delirio nello
stadio Maracaná. In non meno di sei circostanze realizzò cinque gol
durante un unico incontro, fu poker di reti in 30 occasioni, ben 92 le
triplette! Nel 1964, in un incontro contro lo sfortunato Botafogo, mise
in rete il pallone ben otto volte! In tutto realizzò 1281 gol in 1363
partite e collezionò 92 presenze internazionali.
Abbandonò quello che chiamava "il bel gioco" nel 1974, prima di tornare,
un anno dopo, a giocare per i Cosmos di New York "per portare il gioco
più diffuso al mondo al pubblico nordamericano". Appese definitivamente
le scarpe al chiodo nel 1977. J.B. Pinheiro, l'ambasciatore brasiliano
presso l'ONU, affermò "Pelé giocò a calcio per ventidue anni e durante
quel periodo promosse l'amicizia e la fraternità mondiali più di
qualunque ambasciatore". E chi potrebbe contraddirlo? Nel 1970, in una
Nigeria in piena guerra, venne dichiarata una tregua in quanto Pelé
stava per disputare un incontro a Lagos. Il Presidente del Brasile lo
dichiarò "tesoro nazionale", per impedire qualsiasi potenziale
passaggio. E a Santos, ogni 19 novembre, sarà sempre il "Giorno di Pelé",
per ricordare l'anniversario del 1000º gol realizzato nello stadio
Maracaná.
A partire dal momento in cui la sua carriera terminò, Pelé utilizzò il
suo status di ambasciatore per promuovere il suo Paese, l'ONU e
l'UNICEF. "Ogni bambino del mondo che gioca a calcio vuole essere come
Pelé, il che significa che ho la responsabilità di mostrargli come
diventare calciatore, ma anche come diventare un uomo". E' per questo
che ci sono gli dei, no?
Carriera da giocatore
Successi internazionali
92 presenze internazionali (97 gol)
1958 Vincitore della Coppa del Mondo in Svezia
1962 Vincitore della Coppa del Mondo in Cile
1966 Coppa del Mondo in Inghilterra: fuori al primo turno
1970 Vincitore della Coppa del Mondo in Messico
Squadre
1956 - 1974 Santos
1975 - 1977 New York Cosmos
Successi con squadre di club
1956, 1958, 1960, 1961, 1962, 1964, 1965, 1967, 1968, 1969, 1973
Campione dello Stato di Sao Paulo
1961,1962 Vincitore della Coppa Libertadores (Santos)
1961, 1962, 1963, 1964, 1965, 1968 Vincitore della Coppa del Brasile
1977 Campione NASL negli USA
11 volte capocannoniere del campionato di Sao Paulo: 1957 (17 gol), 1958
(58), 1959 (45), 1960 (33), 1961 (47), 1962 (37), 1963 (22), 1964 (34),
1965 (49), 1969 (26) e 1973 (11)
Altro
1281 gol realizzati in 1363 incontri
Votato Atleta del Secolo dal Comitato Internazionale Olimpico nel 1999
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