Omar Sivori ha militato nel River
Plate, nella Juventus e nel Napoli. Dopo aver esordito nelle fila del
River Plate di Buenos Aires - dove iniziò a giocare per interessamento
di un ex-juventino, Renato Cesarini - giunse in Italia nel 1957 e nelle
fila della squadra torinese (nella quale militò fino al 1965) formò un
formidabile trio offensivo assieme al vigoroso centravanti gallese John
Charles e all'elegante trequartista e rifinitore Giampiero Boniperti.
Con la maglia bianconera vinse tre scudetti e tre Coppa Italia.
Il suo nome è stato inserito nel marzo 2004 assieme a quello di Pelé e
di molti altri campioni del calcio nella speciale classifica FIFA 100
che indica i maggiori fuoriclasse di sempre.
Vinse il titolo continentale sudamericano nel 1957 giocando nella
nazionale argentina. Nel 1961 Sivori vinse il Pallone d'oro e l'anno
successivo, in virtù della sua condizione di oriundo, poté essere
impiegato nella nazionale di calcio italiana che partecipò ai Mondiali
cileni del 1962. Con la maglia della nazionale azzurra Sivori disputò in
tutto appena nove incontri.
Con altri due fuoriclasse argentini - Antonio Valentin Angelillo e
Humberto Maschio - aveva già formato nella nazionale argentina (diciotto
presenze) un trio destinato a rimanere nella memoria con il nome di
Angeli dalla faccia sporca (appellativo mutuato dal titolo di un noto
film di genere gangsteristico) per l'aria da impertinenti scugnizzi che
i tre avevano sul campo e fuori. Invano, il terzetto poté ricostituirsi
nelle squadre di club italiane dalle quali i tre furono successivamente
ingaggiati (mentre Sivori approdò a Torino, gli altri due si trovarono a
giocare per la rivale di sempre della Juventus, l'Inter di Milano.
Chiamato el cabezon (il capoccione, per la folta capigliatura scura che
spiccava sul corpo minuto) o anche el gran zurdo (il grande mancino),
Sivori fu campione di Argentina per un triennio: 1955, 1956 e 1957. In
carriera mise a segno duecentocinquantotto reti nel campionato italiano
e otto con la maglia della nazionale italiana.
Giocatore dalle inusuali doti tecniche, dotato di un dribbling
ubriacante e di un palleggio sopraffino (usava giocare con i calzettoni
abbassati (allora le regole federali lo permettevano), e senza la
protezione dei parastinchi (come gesto di sfida verso gli avversari, che
spesso venivano superati in tunnel): per questo stile i giornalisti
sportivi coniarono un modo di dire, parlando di calzettoni alla "cacaiola",
o alla Sivori. A questo si aggiungeva la maglia numero 10 quasi sempre
lasciata scivolare con finta disinvoltura fuori dal calzoncini.
Uno dei suoi colpi migliori e più naturali era il cosiddetto tunnel,
cioè l'abilità di far passare la palla attraverso le gambe
dell'avversario disorientato dai suoi movimenti zizzaganti e dalle sue
finte repentine. Dopo di lui solo Maradona sarebbe riuscito ad attuare
la stessa tecnica con eguale disinvoltura.
Va detto che la tecnica di gioco di Sivori - quasi sempre impiegato dai
suoi allenatori come fantasista, (solo) apparentemente libero da ogni
schema tattico - lo portava a subire numerosi falli di gioco, falli ai
quali l'estroso calciatore argentino replicava con reazioni spesso
spropositate e conseguenti pesanti squalifiche.
Ugualmente, il suo rapporto con gli arbitri - in particolare con un
giudice di gara in auge negli anni Sessanta, Concetto Lo Bello - non fu
mai facile.
Allenatore e commentatore sportivo
Fece l'allenatore per pochissimo tempo. E quando abbandonò il calcio, la
polemica con la classe arbitrale si trasferì dai campi di gioco agli
schermi televisivi dove Sivori si dimostrò per lungo tempo competente ed
apprezzato commentatore.
Negli ultimi anni di vita lasciò l'Italia per tornare a vivere in
Argentina.
È morto il 17 febbraio 2005 nella sua casa di San Nicolas a causa di un
tumore al pancreas.
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