Nome: Thierry Henry
Data di nascita: 17 agosto 1977
Luogo di nascita: Les Ulis - Francia
Nazionalità: francese
Ruolo:
attaccante
Piede preferito: sinistro
Altezza:
188 cm
Peso forma: 83 kg
Numero di maglia: 14
Biografia
Thierry Henry è un
calciatore francese che attualmente gioca come attaccante nel club
inglese dell'Arsenal e nella nazionale di calcio francese. Centravanti goleador di razza in grado di svariare su tutta la zona d'attacco della sua
squadra, assolutamente completo tanto da rendere spesso inutile una
seconda punta al suo fianco nelle squadre dove gioca.
Dall'esordio col Monaco all'Arsenal
Esordisce nel grande calcio con la maglia del Monaco (in Monaco-Nizza (0-2)
il 31/08/1994) dove segna 20 reti
in tutto prima di passare alla Juventus durante la stagione 1998-1999.
L'allenatore Carlo Ancelotti, però, lo fa giocare poco e non lo schiera
nella sua posizione ideale. Alla Juventus ha comunque il tempo di
segnare 3 gol come ala e di vivere un pomeriggio di gioia all'Olimpico,
quando segna due gol alla Lazio.
La svolta della sua carriera arriva con il trasferimento a Londra, all'Arsenal,
voluto dal suo mentore Arsène Wenger, che lo aveva allenato già nel
Principato. La Juve lo cede per 11 milioni di sterline, sicura di aver
fatto un affare. In realtà ha appena firmato uno dei suoi più grandi
rimpianti di sempre. Il tecnico francese dal nome tedesco, intanto, ha
già avviato il ciclo di vittorie un anno prima, con la conquista del
double (Premiership e FA Cup), e con l'acquisto di Henry intende mettere
la ciliegina sulla torta. Gli consegna un compito molto semplice in
apparenza: quello di fare gol. Per Henry è un invito a nozze e le cifre
sono impressionanti: durante la sua quarta stagione segna già la
centesima rete con la maglia dei Gunners e non scende mai oltre le 22
reti stagionali.
Reti da bomber vero: in acrobazia, su rigore, punizione, d'astuzia o di
potenza. Le sue armi offensive sono così tante e così varie da
disorientare qualsiasi difesa, tanto per anticipare i sostenitori delle
mitiche "difese italiane", nel suo bottino possiamo trovare una
tripletta alla Roma e una doppietta all'Inter, rispettivamente nella Champions League 2002-03 e 2003-04. A dir la verità anche Henry ha
un punto debole, come ogni calciatore al mondo. Il suo è il colpo di
testa. Nonostante l'altezza non ha mai imparato ad "incornare" con
efficacia. In compenso con il tempo ha migliorato sempre di più sui
calci piazzati, diventando il tiratore numero uno dell'Arsenal sulle
punizioni, e sicuramente uno dei più prolifici d'Europa.
Il gioco dell'Arsenal è basato sulle sue caratteristiche: un gioco
veloce, verticale che si sposa alla perfezione con la velocità
impressionante del centravanti francese: sia palla al piede sia senza.
Se è in forma possiamo vederlo mettere a soqquadro un'intera difesa da
solo con i suoi cambi di direzione, gli scatti improvvisi e il tiro
tagliente e preciso a concludere azioni da applausi. Tuttavia in lui non
c'è l'allegria e la spensieratezza tipica di un brasiliano o di un
argentino. È una potente, raffinatissima ed esaltante macchina da gol.
Ma pur sempre una macchina: non ha l'imprevedibilità del genio, quasi
sempre si capisce cosa farà appena prende il pallone. Il problema è che
lo fa ad una velocità e con una precisione tali da renderlo comunque
imprendibile. Sì, è un vero campione ed è molto maturato dai tempi della
Juve: Wenger aveva visto bene quell'estate del 1999 perché Henry è
diventato il leader, il bomber e il giocatore simbolo del suo Arsenal
spettacolare, oltre che il punto di riferimento obbligato per la
nazionale transalpina insieme a Zinedine Zidane.
Henry è un ottimo esempio di campione moderno: duttile e completo,
leader in campo e diplomatico davanti ai taccuini e le telecamere. Poche
polemiche, chiacchiere ancora meno e una vita privata tranquilla,
preservata ad arte da occhi esterni. Quando i media si occupano di lui è
solo per parlare di calcio, e in questo campo non si può che parlarne
bene. Henry è uno che ha capito come ci si deve comportare davanti al
pervasivo e onnipresente mondo dell'informazione ed è questo, più di
ogni altra cosa, a renderlo un fuoriclasse moderno.
Recentemente ha promosso una campagna contro il razzismo, cui hanno
aderito numerosissimi suoi colleghi calciatori.
Il più grande rimpianto della
Juventus
Sbagliare è
terribilmente umano, nel calcio come nella vita. Non tutti gli errori,
però, sono uguali. Il peso di alcuni è tale che anche a distanza di anni
se ne continua a parlare, mentre i diretti interessati, che talvolta
preferirebbero sotterrare una volta per tutte ricordi ovviamente
negativi, vengono obbligati a scavare nella memoria in cerca
dell’aneddoto finora mai raccontato.
Prendete Carlo Ancelotti: nelle due stagioni intere spese sulla panchina
della Juventus, il tecnico di Reggiolo ha conquistato due secondi posti
in campionato totalizzando 144 punti (rispettivamente 71 e 73), una
media record che in entrambi i casi non valse il titolo ai bianconeri
solo perché sulla loro strada incontrarono le due romane, Lazio e Roma,
pronte a rispondere presente all’appuntamento con la storia. Eppure,
nonostante l’ottimo lavoro, Ancelotti sotto la Mole viene ricordato
ancora oggi per essere stato il tecnico che ha rispedito al mittente,
dopo sei mesi scarsi d’utilizzo, un certo Thierry Henry, ossia in
assoluto il giocatore più corteggiato del momento. Una leggerezza che
Carletto, con la sincerità che lo contraddistingue, fatica ancora a
perdonarsi. Ma cosa accadde davvero? Fu veramente così sciocco Ancelotti
da farsi sfuggire un talento cristallino come quelli di Titi?
In realtà l’allenatore rimase vittima dell’equivoco tattico che ha
caratterizzato la prima parte della carriera del francese, che la
Juventus acquistò dal Monaco dove Henry faceva l’esterno di un tridente
d’attacco. E fu in quel ruolo che Ancelotti continuò ad usarlo senza
però giungere a grossi risultati. La svolta nella carriera di Thierry è
avvenuta dopo il suo trasferimento all’Arsenal. Merito di Arsene Wenger,
tecnico connazionale di Henry, che ne intuì le straordinarie
potenzialità come prima punta e cominciò a schierarlo in maniera
continuativa in quel ruolo. Dopo le inevitabili difficoltà di
adattamento, Henry ha preso a segnare senza più fermarsi, trasformandosi
in breve tempo in un grande rimpianto per la Vecchia Signora e in un
grande acquisto per i Gunners.
Oggi, come dicevamo, è uno tra i primi cinque calciatori del mondo; a
fine stagione potrebbe lasciare l’Arsenal, club che ha investito milioni
di sterline nel nuovo stadio che a partire dal prossimo campionato
sostituirà il mitico Highbury e che quindi ha momentaneamente dovuto
ridimensionare i propri obiettivi puntando sui giovani. Un lusso che
Henry, smanioso di vincere con il proprio club dopo essere diventato
campione del Mondo e d’Europa con la Francia, sente di non potersi
permettere. Il suo contratto con i Gunners scadrà a giugno 2007, per
cui, in virtù dei nuovi regolamenti, chiunque potrebbe portarlo via da
Londra versando 5 milioni di euro nelle casse dell’Arsenal.
Ipotesi che lo stesso Thierry ha già detto che non prenderà in
considerazione; il suo debito di riconoscenza nei confronti del club di
Highbury è forte, e nel caso dovesse scegliere di andare via, sarà il
vincitore di un’asta che si preannuncia faraonica ad aggiudicarsi i suoi
servigi. Comunque vada, il club biancorosso cadrà dunque in piedi, visto
che la cosa peggiore che può capitargli è privarsi del calciatore ma
ritrovarsi le casse piene di sonanti euro da reinvestire sul mercato. Se
il lieto fine è garantito dunque sul Tamigi, non altrettanto si può dire
per la Vecchia Signora e per Ancelotti. Una delle più serie pretendenti
all’acquisto di Henry è infatti l’Inter; se Thierry riuscisse
nell’impresa di riportare alla vittoria dello scudetto l’undici
nerazzurro, il cerchio troverebbe la sua naturale chiusura. E a Torino e
nella metà rossonera di Milano in molti avrebbero la conferma di un
sospetto atroce: e se ci fossimo sbagliati?
Finalmente quest'anno potrebbe vincere la coppa che più merita un
giocatore come lui: la coppa dei campioni. Infatti l'Arsenal, grazie a
lui, si e' qualificato per la finale di Parigi. Dicevamo grazie a lui:
infatti in coppa dei campioni, Henry, ha segnato 5 gol tutti decisivi.
Solo per citarne 2 ricordiamo il grandissimo gol fatto al Real Madrid al
Bernabeu, dove ha scartato tutta la difesa e ha battuto Casillas in
uscita, e quello alla Juventus ad Highbury con un destro al volo.
Nonostante numerose voci e nonostante la sconfitta in finale di coppa
dei campioni contro il Barcellona, venerdi 19 maggio 2006, Henry ha
annunciato alla stampa di tutto il mondo di aver prolungato il contratto
con la sua squadra, l'Arsenal, fino a giugno 2010. Quindi
presumibilmente finirà la sua carriera di calciatore nella squadra
inglese.
Henry con la maglia della Francia
Nel 1996 decide contro
la Spagna (1-0) la finale degli Europei UEFA Under 18. A 20 anni è
capocannoniere della Coppa del Mondo FIFA 1998 vinto in casa dalla sua
Francia. Titolo bissato dalla conquista due anni dopo di UEFA EURO 2000
dove risulta, anche stavolta, il miglior realizzatore dei transalpini
con tre reti. Disastrosa invece l'avventura alla Coppa del Mondo FIFA
2002, dove viene addirittura espulso contro l'Uruguay. Segna sei reti in
sette gare di qualificazione a EURO 2004. Durante le fasi finali della
competizione segna due reti contro la Svizzera, spalancando ai
transalpini le porte dei quarti di finale. In calo di forma, come tutta
la nazionale francese, nelle prime partite di qualificazione alla Coppa
del Mondo 2006.
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