Buffon, Gigi Buffon, Grandi campioni del calcio, grandi cannonieri, grandi fuoriclasse

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CALCIO - GIANLUIGI BUFFON, VICENDA SIMBOLO DEL NUOVO CAMPIONATO. CAMPIONI DI SERIE B

È il portiere più forte del mondo, oltre che quello della Nazionale italiana che ha vinto i Mondiali e della Juventus. Solo che quest’anno giocherà nella serie cadetta, dopo la retrocessione della sua squadra. Bene così, dice lui. Per attaccamento ai bianconeri e allo sport.

Gianluigi Buffon ha 28 anni – che per il suo ruolo vogliono dire carriera ancora molto lunga –, è il miglior portiere del mondo e non soltanto il portiere campione mondiale, sta alla Juventus dal 2001, ci rimane adesso in Serie B e intanto gioca in Nazionale, come Collovati e Franco Baresi del Milan retrocesso due volte negli anni Ottanta, come pochi altri nella storia azzurra, e ora Marchionni juventino.

La scelta di Buffon è stata più emblematica di quella di Del Piero, che studia da dirigente bianco-nero, di quella fisiologica del declinante Nedved e, si capisce, di quella quasi coatta di Camoranesi e Trezeguet, che si spera non protestino anche sul campo. Una scelta libera ed esposta con chiarezza sentimentale decisamente più forte dell’ipotesi che su di lui le pressioni a cambiar club siano state minori che su altri compagni, per una faccenda di scommesse che potrebbe penalizzarlo con uno stop (ma lui giura che tutto è chiarito, roba vecchia e dunque non illegale).

La giusta pena da scontare

Buffon è importantissimo per questa Juventus che ha peccato molto con Giraudo e Moggi, che ha in fondo chiesto all’inizio del processo, con un suo avvocato "verbalizzato", la giusta pena che, dopo la seduta di sconto chiamata Camera di conciliazione, alla fine dovrà scontare, che non può fare a meno di pensare al Milan che con i lamenti e le minacce non solo disputa addirittura la Champions League, ma fa un campionato quasi alla pari con l’Inter campione.

Buffon ha parlato chiaramente, ogni sua frase è antologica e didascalica: «I miei colleghi di solito dicono di scelta di vita quando cambiano club, io la faccio rimanendo juventino»; «hanno parlato di Milano imprescindibile per la mia compagna Alena Seredova. Fesserie. Io ribadisco che avrei lasciato Torino solo nel caso che non fossimo stati retrocessi». E, ancora: «Alla Juventus sanno che se la Nazionale gioca e la B non si ferma, la priorità è per l’azzurro. E così sarà anche per Del Piero, se continua a giocar bene»; «prendevo gol in A, li prenderò in B. Scherzi a parte, ho avvertito subito una pressione minore, ho goduto quasi di una quiete: la cosa mi può persino andar bene, basta che non mi addormenti».

E per concludere il Buffon pensiero: «C’è stato un accanimento eccessivo contro la Juventus, che funziona da alibi per tante. Io ho vinto quattro scudetti, soltanto il primo, forse, ci è stato regalato: ma dagli errori dell’Inter, non dagli arbitri»; «se Moggi comandava tutto il sistema, vuol dire che al Palazzo andava bene così». Equilibrio, sincerità, onestà, chiarezza. Nessuno sconto troppo affettuoso verso lo stesso suo club, da lui si può accettare anche una frase come questa: «Per noi una Serie A con forte penalizzazione poteva bastare».

Altri assalti mediatici

Sicuramente Buffon, che ai Mondiali in Germania e poi nell’avvio azzurro successivo al trionfo è riuscito sempre a scindere bene la situazione della Juventus, e di lui nella Juventus, da quella della Nazionale, dovrà subire altri assalti mediatici, uscendo dallo spogliatoio di Torino come da quello di Coverciano, di qualche campetto di B come di qualche stadio che ospita partite dell’Italia. Fra l’altro, dalla sua casa sulla collina torinese sarà opinionista il lunedì sera su La 7, nella trasmissione di Darwin Pastorin che su quell’emittente sostituirà (evviva, auguri!) il Processo di Biscardi: la sua rubrica si intitola, toh, La mia Serie A.

Insomma, Gianluigi Buffon è proprio un bel personaggio, forte, sicuro, chiaro. Ci piacerebbe metterlo a confronto col caso di Gianluca Pessotto, un caso cinicamente ormai quasi rimosso dalla coscienza collettiva, seppellito dal futile, comodo interrogativo: è vero che il povero, caro ragazzo aprirà un agriturismo in Toscana?

di Gian Paolo Ormezzano  Famiglia Cristiana


DIZIONARIO DEL CALCIO

Arbitrato. È l’ultimo grado della giustizia sportiva, deciderà del destino definitivo dei club penalizzati: solo allora, probabilmente, si conoscerà la vera entità del castigo. Saldi di fine stagione in arrivo.
B Serie B. Per la prima volta nella sua storia ci gioca la Juventus, con penalizzazione al momento di 17 punti, ma dall’arbitrato arriveranno sconti. Sarà un campionato strano, diverso. Più calci che calcio, e tanti insulti sugli spalti. Un bagno d’umiltà.

Caf. Organo della giustizia sportiva che ha emesso la dura sentenza di primo grado, poi annacquata dalla Corte federale.

Diritti Tv. Il caos non risparmia la Tv: le partite casalinghe della Juve sono blindate da contratti onerosissimi con Sky e Mediaset (digitale terrestre), però rientrano anche nel contratto che consegna anticipi e posticipi di Serie B a Sportitalia e a Raisport satellite. In teoria avrebbero diritto di trasmettere tutti, ma chi lo spiega a Mediaset e a Sky con i soldi che hanno speso?

Euro. Ottantamila euro e diffida: è la pena inflitta (in secondo grado) a Franco Carraro che, in quanto presidente della Figc, doveva vigilare sulla correttezza di quanto avveniva sotto la sua tutela. La sentenza di primo grado lo aveva condannato a una inibizione di quattro anni e sei mesi. Forse, a volte, conviene girare lo sguardo.

Figc. Federazione italiana gioco calcio, a seguito dello scandalo che ha travolto (ma non stravolto) il calcio, è stata affidata al commissario straordinario Guido Rossi.

Gea World. Agenzia di procuratori. Presieduta da Alessandro Moggi, figlio di Luciano, che gestiva gli affari di molti giocatori di primo piano, risulta sciolta, ma c’è chi sospetta che i suoi componenti, indagati per associazione a delinquere dalla procura di Roma, continueranno ad adoperare i loro contatti per lavorare in proprio.

Handicap. In A e in B le squadre, pescate con le mani nella marmellata, partono svantaggiate, ma meno del previsto. Per come era cominciata, è grasso che cola. I primi partiranno ultimi ma di evangelico, anche a rovescio, c’è ben poco.

Intercettazioni. «Moggi: "A Messina mandami Consolo e Battaglia...". Pairetto: "La terna l’ho già fatta". Moggi: "E chi ci hai mandato?". Pairetto: "Mi pare Consolo e Battaglia". Moggi: "Con Cassarà, eh?". Pairetto: "Sì"». Dialogo tra Luciano Moggi e il designatore arbitrale Luigi Pairetto, intercettati. Chi era tra i due il vero designatore degli arbitri di Serie A?

Juventus della triade. Antonio Giraudo amministratore delegato e Luciano Moggi direttore generale sono stati dimissionati con l’intero Cda il 5 maggio scorso. Il loro ricorso contro la sentenza che li ha condannati a cinque anni di inibizione da cariche federali nel mondo del calcio e a 50.000 euro di ammenda è stato respinto dal Tar del Lazio. Roberto Bettega, il terzo della "trimurti", mai coinvolto nelle intercettazioni, è rimasto al suo posto. Sarà davvero finita?

Kamikaze. Non aspettavano altro che l’occasione: i tifosi del Torino vanno diffondendo la voce secondo cui Antonio Giraudo, amministratore delegato della Juventus fino a quando la società ha dimissionato il Cda, sarebbe il primo esemplare di tifoso kamikaze, che da torinista dichiarato è passato all’avversaria storica per farsi esplodere immolandosi alla causa granata.

Lega calcio. Dimessosi Galliani, dopo il deferimento del Milan da parte del procuratore Palazzi, la Lega calcio ha faticato a darsi un nuovo presidente. Bocciata la proposta di Massimo Moratti, non toccato dagli scandali, è tornato sulla poltrona, che era stata sua 24 anni prima, Antonio Matarrese. Il nuovo avanza al galoppo.

Moggiopoli. Da Moggi e "-poli", suffisso che da Tangentopoli in poi non significa più città come da regolare etimo greco polis, ma scandalo. Proprio come il gate americano che dopo il Watergate ha figliato sexgate e analoghi. Moggiopoli (o Calciopoli, variante più corretta, a indicare la diffusione del male) è la parola in uso per alludere alla bufera che ha coinvolto arbitri, procuratori, calciatori, consigli d’amministrazione, presidenti di federazione e Lega calcio.

Norme del codice sportivo. Articolo 1. Doveri generali: «Società e tesserati hanno il dovere di comportarsi secondo i princìpi di lealtà, correttezza e probità». Articolo 6. Illecito sportivo: «Quando si tenta con qualsiasi mezzo di alterare lo svolgimento o il risultato di una partita o di assicurare a chiunque un vantaggio in classifica».

Omaggi agli arbitri. Luigi Agnolin, commissario straordinario dell’Aia (Associazione italiana arbitri), ha stabilito che d’ora in poi in Campionato italiano e Coppa Italia i quattro arbitri designati potranno accettare dalle società, a fine partita, solo un souvenir del valore massimo di 80 euro, che dovrà essere denunciato al designatore arbitrale Stefano Tedeschi. Ogni altro omaggio potrà configurarsi come tentativo di illecito sportivo.

Paparesta Gianluigi. L’arbitro simbolo dello scandalo, prova vivente della protervia dei padroni del pallone. Colpevole di un arbitraggio sgradito, al termine di Reggina-Juventus del 6 novembre 2004, il direttore di gara sarebbe stato chiuso nello spogliatoio e minacciato da Luciano Moggi e Antonio Giraudo. La circostanza collima con un’intercettazione in cui Moggi racconta l’episodio. Paparesta, che non ha denunciato le pressioni, al momento è sospeso.

Quattro. Il campionato di Serie A parte con quattro squadre penalizzate: Milan –8, Lazio –11, Reggina –15, Fiorentina -17. Fino a decisione dell’arbitrato.

Ricorso al Tar. Dopo la sentenza di secondo grado, la Juventus, rimasta l’unica retrocessa (ed era comunque la più colpevole tra altre colpevoli ma un po’ troppo perdonate), ha deciso di ricorrere al Tar del Lazio, ossia alla giustizia ordinaria, disconoscendo di fatto la giustizia sportiva. Davanti al rischio di fermare i campionati e di rimediare ulteriore penalità, il ricorso è stato ritirato. All’arbitrato l’ultima spiaggia.

Sentenze della giustizia sportiva. Primo grado: Juventus retrocessione in B a –30 punti e meno due scudetti. Fiorentina retrocessione in B a –12, Lazio retrocessione in B a –7, Milan in A a –15, Reggina in A a –15, Arezzo (già in B) –9. Secondo grado: Juventus in B a –17 e meno due scudetti, Fiorentina in A a –19, Lazio in A a –11, Milan in A a –8, Reggina in A a –15, Arezzo in B a –6. Indultino travestito da male minore?

Tifosi. Divisi e traditi. Di qua quelli per i quali «lo scandalo è una trama dei giudici, ce l’hanno tutti con noi, non è giusto punire i tifosi penalizzando, retrocedendo, squalificando squadre e campi». Di là quelli che: «vorrei chiedere i danni alla società, perché mi hanno rapito cuore e soldi». Il timore è che prevalgano i primi, la speranza è che vincano i secondi. Sono gli unici, che decidendo di non pagare più né stadio né Tv, potrebbero sperare in un cambiamento.

Uefa. È lei che, a quanto pare, l’Inter deve ringraziare per aver avuto assegnato a tavolino lo scudetto 2005-2006. Appellandosi al regolamento di Champions League, che prevede l’iscrizione delle prime quattro classificate dei campionati nazionali, l’Uefa ha infatti chiesto al commissario della Figc Guido Rossi di sostituire il semplice elenco di squadre, inviato in prima istanza, con una classifica ufficiale del campionato italiano, al fine di prevenire il pericolo che l’anomalia desse adito a rivendicazioni da parte di squadre straniere.

Vergogna. Cercasi. Finora invano, solo rivendicazioni.

Weltanschauung di Wolverine:
ossia "la visione del mondo", in tedesco come dicono i filosofi, di un supereroe dei fumetti indistruttibile. Così è il calcio bacato, non muore mai. Così sono i suoi protagonisti, da Moggi a Matarrese, da Carraro a Galliani. Il vascello imbarca acqua e loro si aggrappano, poi fuggono per un po’ sulle scialuppe, e alla fine riappaiono dal passato. Quelli che tramavano e quelli che, dovendo vigilare, chiudevano gli occhi non se ne vanno mai davvero, ritornano, e se attraversano l’uragano, si schizzano appena i vestiti.

X Ora X, potrebbe essere tra due mesi, a occhio e croce. Quel giorno, quando l’arbitrato avrà finito il suo lavoro, le classifiche dei campionati in corso si muoveranno. Altri punti di penalità verranno meno. Fino ad allora le classifiche di A e B sono da considerarsi provvisorie.

Y Scudetti come yogurt, con data di scadenza impressa sul coperchio. La Juve ha vinto il suo 29° scudetto, ma già sapeva che c’era il rischio di vederlo andare a male dopo poco, revocato (non assegnato) dal giudice sportivo. Meno deperibile, ma solo perché ha resistito un anno e qualche mese, il 28°, revocato per effetto della stessa sentenza. Chissà se, con l’aria di perdonismo che tira, c’è il rischio che gli scudetti scaduti vengano restituiti? Nel caso, qualcuno avrà il coraggio di gustarseli? Comunque vada, i tifosi stiano all’erta e nel godersi una vittoria mettano in conto il mal di pancia.

Zero. Il 2006 doveva essere l’anno zero del calcio italiano. Forse poteva. Non lo è stato.

di Elisa Chiari  - Famiglia Cristiana


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