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Storia.
Alfonso Morini classe 1898. Sin da giovanissimo
Alfonso dimostra grande passione per la meccanica e per i motori oltre
ad ambizioni imprenditoriali, che lo portano, dopo una breve esperienza
presso una officina di riparazioni motori, a mettersi in proprio,
aprendo una piccola officina di moto riparatore. Era il 1914, e da li a
poco lo scoppio della prima guerra mondiale lo costringeva però a
sospendere l'attività.
Durante il conflitto Alfonso si arruola volontario, riuscendo ad entrare
nell' VIII Reparto motocicli di Padova, dove può incrementare la sua
esperienza lavorando su svariati modelli di motocicli italiani ed
esteri. Alla fine del conflitto Alfonso Morini torna nella sua piccola
officina di legno in via Selvatica a Bologna, dove riprende l'attività
di moto riparatore. In quegli anni cresce in lui la voglia di progettare
motociclette, dedicando il poco tempo libero e le ore notturne a questi
progetti. Nel 1925 Mario Mazzetti diede il compito ad
Alfonso Morini di progettare e costruire una moto di 125 cc, la M.M. 125
cc, con la quale lo stesso Alfonso Morini corse e vinse per lungo tempo
diverse competizioni ufficiali e conquistò diversi Record mondiali. Nel
1937 Alfonso Morini decide di intraprendere in proprio l'attività di
costruttore di moto e si fa liquidare da Mario Mazzetti. Viene fondata
la Moto Morini che all'inizio della sua attività si dedica alla
costruzione di motocarri, allora fortemente richiesti. Nel 1939 la
Morini si affermò nel settore con l'M610, robusto motocarro con
trasmissione a cardano, lubrificazione a carter secco e cambio separato.
Ancora una volta è la guerra a fermare Alfonso, che si trova costretto a
convertire la fabbrica per la costruzione bellica, cosa che continua
sino al 1943, quando un bombardamento rade al suolo l'edificio.
Appena finita la guerra Alfonso Morini ricomincia subito a lavorare alle
moto che ha sempre amato, riprende l'attività nel 1946 a Bologna in via
Berti, e presenta la T125, monocilindrica di 125 cc 2 tempi (ispirata
alla tedesca DKW RT 125), come la prima moto che costruì come M.M. È un
successo immediato. Nel 1947 nasce la T125 Sport. Da ex pilota e valido
progettista qual era, essendo le competizioni l'unico mezzo allora
esistente di pubblicizzare un marchio, Alfonso Morini non perde tempo e
comincia a gareggiare. Già l'anno successivo, il 1948, Raffaele Alberti
si laurea Campione Italiano Motoleggere pilotando una Moto Morini 125
Competizione. L'anno successivo il successo viene ripetuto con Umberto
Masetti. Questa moto, monocilindrica a 4 tempi già allora capace di
girare a 10.000 giri/min, nel 1952 regala i primi successi del
Campionato Mondiale nel Gran Premio delle Nazioni e nel Gran Premio di
Spagna.
Questi validi motori a 4 tempi arrivano anche sulle moto di produzione,
la cui prima espressione è la 175.
È il 1955 quando le incrementate necessità produttive derivanti dai
successi commerciali costringono la Moto Morini a spostarsi in un nuovo
sito produttivo, sempre a Bologna, in via Bergami. Dalla 175 deriva la
Settebello “Aste Corte”, alla cui guida debutta nelle competizioni (nel
1961 alla Trento-Bondone dove si classificò secondo) un certo Giacomo
Agostini di Lovere in provincia di Bergamo, destinato a divenire uno dei
più grandi piloti di tutti i tempi. Nel 1962 la Settebello Aste Corte
vince il Campionato Italiano Cadetti e l'anno successivo il Campionato
Italiano Juniores su pista ed il Campionato Italiano Juniores su strada.
Contemporaneamente Alfonso Morini, Dante Lambertini e Nerio Biavati
sviluppano la “moto monocilindrica più veloce del mondo”, la 250
Bialbero capace di vincere già alla gara d'esordio con Emilio Mendogni.
Nel 1960 alla guida della 250 Bialbero arriva Tarquinio Provini, che nei
due anni successivi si laureerà Campione Italiano. Nel 1963 comincia
l'assalto al Campionato Mondiale 250 cc ed alle allora imbattibili Honda.
Il sogno di vincere il Campionato Mondiale sfuma però per soli due
punti, nonostante la mancata partecipazione ad alcune gare e ad un
banale malanno di Tarquinio Provini all'ultima gara.
Una "Corsaro" del 1959Per quanto riguarda la produzione di serie, negli
anni sessanta conoscono grande diffusione la Sbarazzino 100 e la Corsaro
125, moto concepite per l'utilizzo stradale ed utilitario. Ma l'anima
sportiva Moto Morini emerge nuovamente quando da quest'ultima viene
derivata la Corsaro Veloce, che verrà poi declinata in innumerevoli
varianti sportive (la Competizione, la Sport, la Lusso, la Super Sport,
la Country, la Regolarità, quest'ultima vincitrice della Sei Giorni
Internazionale del 1966 in Svezia e dei Campionati Italiani Regolarità
del 1967 e 1968). Anche il motore viene rivitalizzato incrementandone la
cilindrata a 150 cc e conseguentemente le prestazioni, affiancato
intelligentemente da un modello d'ingresso di cilindrata inferiore, il
Corsarino 48.
Una "Corsaro CountryAlfonso Morini muore nel 1969, le redini della Moto
Morini vengono prese dalla figlia Gabriella.
Nel 1970 arriva il progettista che diventerà l'innovatore e l'anima
stessa della Moto Morini negli anni a venire, l'Ing. Franco Lambertini,
proveniente dalla Ferrari. Vede così la luce il nuovo e rivoluzionario
propulsore pronto ad equipaggiare una lunghissima e svariata serie di
motociclette che si faranno apprezzare in tutto il mondo per i
successivi venti anni. L'architettura scelta è quella del bicilindrico a
"V" longitudinale con un angolo tra i due cilindri di 72°, un ottimo
compromesso tra la soluzione più equilibrata a V di 90° e quella a V
decisamente stretto, più favorevole in termini di ingombro. La
distribuzione ad aste e bilancieri ottimamente si sposa con le valvole
parallele, e nei primi anni settanta, assai prima dell'affermazione
definitiva delle distribuzioni a 4 valvole per cilindro, è una soluzione
che permette ancora di ricavare potenze specifiche sufficienti per i
motori di serie. A conferma di ciò basti ricordare che con poco più di
100 CV/litro la 350 Morini si rivelò la moto più veloce della sua
categoria, rimanendo tale per svariati anni. Questo bicilindrico vantava
valide soluzioni, al tempo stesso all'avanguardia ed inusuali per
l'epoca, come la cinghia per il comando della distribuzione (primo
motore motociclistico al mondo ad impiegare questa soluzione) e la
frizione multidisco a secco, prerogativa allora delle moto da
competizione. Viene presentato al Salone di Milano del 1971 creando
grande clamore.
L'anno successivo intorno a questo motore nasce la moto di maggior
successo della storia della Moto Morini: la 3 1/2. A seguito del
grandissimo successo riscontrato, la 3 1/2 viene affiancata nel 1974
dalla 3 1/2 GT dalle caratteristiche più corsaiole.
Ma una delle maggiori innovazioni di Lambertini fu il fatto di concepire
il motore 350 cc come modulare, da cui con investimenti minimi
derivarono numerosi altri progetti tra cui la 125H con motore
monocilindrico e le 500 GT, 500 Sport e Sei-V bicilindriche.
Negli anni ottanta i vari modelli hanno subito numerosi aggiornamenti,
soprattutto stilistici, cercando purtroppo di emulare le nuove tendenze
del sol levante, e via via perdendo l'apprezzata e sobria linea classica
italiana, ma riscuotendo in ogni caso un buon successo tra gli utenti
più attenti ai contenuti che ai condizionamenti dalle mode.
Ad affiancare la linea delle stradali, nel frattempo ampliata con due
monocilindriche da 125 e 250 cc e due bicilindriche da 250 e 500 cc, si
decide di approntare una 500 da enduro, la Camel. Questa moto,
capostipite di una lunga e fortunata serie (anche nella versione Kanguro
di 350 cc), dimostrò ottime doti e permise agli appassionati del Marchio
di emozionarsi nuovamente al suo apparire nelle nuove e seguitissime
competizioni nel deserto come la Parigi-Dakar o la Sei giorni dell'Isola
d'Elba, dove riscosse un bel successo davanti alle concorrenti Honda.
Riprendendo la narrazione sulla produzione Moto Morini si arriva alla
seconda metà degli anni ottanta, quando, sempre grazie alla versatilità
del suo propulsore, non ha problemi a seguire le nuove tendenze del
mercato che vedono un calo nel settore enduro a favore dei modelli di
stile U.S.A. conosciuti come Custom. Nasce così una nuova coppia di
modelli, si tratta delle Excalibur nelle versioni 350 e 500 cc che
diventano così le moto di punta della produzione Moto Morini.
Nel 1989 vengono poi presentate le New York, sempre declinate nelle
stesse due cilindrate, dalla linea meno estrema ma anche più piacevole.
Sempre in questi anni da un restyling delle precedenti Camel e Kanguro
XE nasce l'ultima enduro della casa bolognese, la Coguaro, che non ebbe
una grande diffusione.
Queste moto montano l'ultima evoluzione del bicilindrico bolognese, con
cilindri a canna integrale trattata al nichel carburo di silicio ed un
efficace motorino d'avviamento posto davanti al basamento, poiché la
soluzione adottata nelle precedenti versioni era critica e poco
efficace. Questa versione del propulsore equipaggia nel 1988 anche
l'ultima 350 stradale, la Dart (costruita per i mercati esteri anche
nella versione da 400 cc) dalla linea piacevole ma impersonale, visto
che la nuova proprietà Cagiva si è limitata a montare nella ciclistica
della sua Freccia 125 il bicilindrico Moto Morini.
E’ appunto in questi anni, esattamente nel 1987, che si realizza la
cessione della Moto Morini ai fratelli Castiglioni, titolari del gruppo
Cagiva, e già proprietari del marchio Ducati. La speranza di Gabriella
Morini era di vedere così rilanciata la casa motociclistica.
Il responsabile tecnico Franco Lambertini nella seconda metà degli anni
ottanta aveva progettato un nuovo motore, ancora una volta
dall'architettura modulare, con cilindrate previste di 350, 500 e 750 cc,
a due cilindri a V di 67° longitudinale, distribuzione monoalbero a
catena con 4 valvole per cilindro e raffreddamento a liquido (l'albero
motore aveva i perni di biella disposti in modo da farli lavorare come
un V di 90° a perno unico per ridurre al massimo le vibrazioni).
Il prototipo di 720 cc erogava 86 CV a 7200 giri. La direzione Cagiva si
dimostrò disinteressata a questo nuovo propulsore, affossando
definitivamente ogni speranza di rilancio del marchio. Franco Lambertini
decise così nel 1989 di lasciare la Moto Morini in favore della Gilera
del gruppo Piaggio.
La produzione cessa nel 1993.
Il marchio, abbandonato nelle cantine della Ducati che nel frattempo
(1996) era stata ceduta dai Castiglioni al gruppo americano TPG (Texas
Pacific Group) , viene rispolverato e ceduto nell'aprile 1999 alla
Morini Franco Motori S.p.A., dove nel frattempo è approdato anche
l'artefice dei più recenti successi Morini, Franco Lambertini. Curioso
il fatto che la Morini Franco Motori S.p.A., specializzata nella
produzione di motori per moto a 2 e 4 tempi, sia stata fondata nel 1954
dal nipote di Alfonso Morini.
E’ storia recente la ricostituzione del marchio e della fabbrica Moto
Morini a Casalecchio di Reno che ha portato alla realizzazione di due
nuove moto naked: la Corsaro 1200 e la più “vintage” 9 1/2.
La Corsaro 1200, naked di nuova generazione, oltre che di una splendida
ciclistica e caratteristiche estetiche notevoli (la linea è di Luciano
Marabese della Marabese Design) è dotata di un moderno bicilindrico a V
di 87° di 1187 cc a 4 valvole per cilindro con distribuzione mista
catena/ingranaggi da ca. 140 CV. Questo motore, denominato Bialbero
Corsacorta per le sue peculiari caratteristiche di alesaggio e corsa, è
disegnato ancora una volta da Franco Lambertini, ritornato al suo
vecchio amore (la Moto Morini) per rinverdirne i fasti. La 9 1/2
presenta lo stesso motore modificato nell'erogazione per dare ancora
maggior coppia motrice in basso e potenza massima inferiore
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Alfonso Morini e Giacomo Agostini
Indice personaggi bolognesi
Alfonso Morini - 1898-1969 Annibale Carraci -
1560-1609 Ferruccio Lamborghini - 1916-1993 Giorgio Morandi - 1890-1964 Guglielmo Marconi - 1874-1937 Guido Guinizzelli - 1240-1276 Lucio
Dalla -
04.03.1943 Ludovico Carraci -
1555-1619 Luigi Galvani - 1737-1798 Ottorino Respighi -
1879-1936 Papa Benedetto XIV - 1675-1758 Pier Paolo Pasolini -
1922-1975 Pupi Avati -
3.11.1938 |
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