|
Adolescenza e droghe leggere
L'assunzione di sostanze cannabiche può costituire un elemento di
destabilizzazione per gli adolescenti non a rischio? I pareri in questo ambito
sono molto diversi, non solo tra i politici, ma tra gli stessi operatori e
ricercatori. Proviamo a suggerire alcuni spunti di riflessione.
In primo luogo il concetto di adolescenti 'non a rischio' rappresenta una
contraddizione in termini. L'adolescenza è infatti un periodo connotato da
rapidi cambiamenti a livello somatico e psicologico caratterizzati da repentini
cambiamenti di umore, da sentimenti accesi ed incostanti, dall'imprevedibilità
delle reazioni. L'adolescenza è anche il tempo della critica dei modelli
genitoriali, della sperimentazione e della ricerca di nuovi riferimenti e di
nuovi punti di vista: è il tentativo di costruirsi un'identità sociale. Di
fronte a compiti così complessi nessuno è protetto in modo definitivo dalla
possibilità di sperimentare stati d'animo negativi, disforici, senso si
smarrimento e di incertezza. Anzi forse uno dei traguardi fondamentali, una
volta dissoltosi l'idilliaco vissuto infantile, è proprio quello di imparare a
gestire e ad elaborare attraverso il pensiero e la parola la sofferenza
interiore.
Quindi per la particolare natura della dinamica adolescenziale tutti i ragazzi,
seppure in maniera diversa, sono a rischio. A rischio di rinunciare alla fatica
di cercare in sé stessi e nella comunicazione autentica con l'altro le risposte
a quel compito fondamentale dell'esistenza che è, come ci ricordano Bertolli e
Ravera, la sopportazione del dolore.
L'assunzione di sostanze cannabiche ha importanti risvolti a livello cerebrale
nella comunicazione tra i neuroni, come dimostrano gli studi del prof Gessa,
dell'Università di Cagliari. Due sono gli ordini di fenomeni sui quali il
farmacologo richiama l'attenzione. Il primo è il fenomeno della
sensibilizzazione. Con questo termine si intende la particolare ricettività e
vulnerabilità di persone che hanno consumato delle droghe, anche a distanza di
molto tempo, per cui una quantità di sostanza innocua per una persona che non
mai assunto alcuna droga produce invece effetti devastanti in una persona
sensibilizzata. L'aspetto più interessante è che la cocaina, ad esempio, non
sensibilizza unicamente verso se stessa ma anche verso l'eroina. Il prof Gessa
ipotizza che ciò possa valere anche per le sostanze cannabiche, che
preparerebbero chimicamente il terreno del nostro cervello a sostanze più
pesanti.
Come se ciò non bastasse l'alterazione dei processi neurochimici prodotta dalle
sostanze psicotrope avviene in un periodo di intensa plasticità neuronale in cui
si stabilisce la matrice delle connessioni tra i miliardi di cellule cerebrali.
Le diverse droghe modificano pertanto le normali condizioni nelle quali devono
realizzarsi questi processi. Il prof. Gessa afferma: "E' prevedibile che
l'assunzione di queste sostanze in dosi adeguate possa influenzare lo sviluppo
neurobiologico del cervello dell'adolescente e quindi i suoi correlati
funzionali: cognitivi, emotivi, comportamentali. Poiché nel bambino e
nell'adolescente i successivi livelli di organizzazione di tipo psicologico e
sociale possono realizzarsi solo se si sono organizzati i precedenti stadi di
organizzazione un'alterazione della maturazione biologica potrebbe avere delle
conseguenze a lungo termine".
Conclusione
In questo articolo, sulla base delle conoscenze da me possedute, ho cercato di
portare alcuni elementi di riflessione sul consumo di sostanze cannabiche da
parte degli adolescenti. Le ricerche in questo ambito sono ancora scarse,
soprattutto sul piano neurofarmacologico, ed i lavori del prof. Gessa, per
quanto possa apparire strano, sono pionieristici. Tutto ciò ritengo significhi
qualcosa rispetto alle modalità con cui si banalizza, il più delle volte, questo
tema. Un tema che al contrario merita studio e attenzione, e che non può essere
sconsideratamente preso 'alla leggera'
Rispondi a Roberto Materazzo
|
|